IL PUNTO G
Insomma, pare che il G sia andato a punto, così si dice quando riesci a scopare chicchessia. La bellezza delle citazioni dotte, unite all'indubbio fascino filo castrista che il G dispensa a piene mani cercando, tra le tante, la bella da impalmare, hanno sempre esercitato, su di me e sul popolino adorante, una genuina invidia sbavante oltre che lo strenuo bisogno di migliorare culturalmente e fisicamente. Il G conosce almeno dieci lingue, tre delle quali sicuramente morte, ricorda a memoria un migliaio di opere letterarie sconoscite ai più che, ai meno, provocano un insano desiderio di imitazione congressuale post prandiale. Il G non rutta, non scorreggia, muove le mani all'impazzata, rotea gli occhi cercando consensi femminili annusando l'eccitazione sparsa che si propaga e si moltiplica come i bicchieri di vino all'osteria da piero mortadella. Il G non segna a porta vuota ma in rovesciata da almeno quaranta metri, dritto nel sette,impavido cavaliere della fregna, unico e degno erede del secolare dogma del capitano, memento audere ad cazzum. La vittoria arriva sempre, come il caffellate pasturato con le gallette oro saiwa, sublime opera di abili intrecci linguistici, capolavoro di armonia e dedizione. Ricordo con affetto le mie prime volte al suo fianco, ingenuo apprendista al minimo salariale, quando pregustavo il fulmineo crollo della stronza di turno che, senza un lamento, si prostrava ai piedi del maestro di chiavate che prometteva un lauto pasto anche a noi discepoli affamati di sesso all inclusive. Un sentito ringraziamento da parte di tutta la regione autonoma Friuli Venezia Giulia a chi gliel'ha data.
