Il Pinchio ha detto che sono una bestia, mi ha strappato un sorriso, davanti al bancone del solito bar senza luce,l'ha detto con cattiveria, avevo le mani appoggiate alle tempie, strette , e lo sguardo scientificamente scanzonato, mi facevano male i piedi e volevo mangiare. C'è qualcosa che non va in me, dev'essere la voglia di vivere, dev'essere la voglia di morire, dev'essere questo nuovo e immorale senso di inadeguatezza, il richiamo dell' ego borderliner, me l'aspettavo. Mi viene da vomitare a ogni metro, in via Mercatovecchio, in via Manin, in via Treppo, fino a casa, e piscio per due minuti, dentro al cesso rosa, piscio e rimuovo tutto senza sognare più niente, apro il balconcino e il mio cane bianco e nero a pois mi chiama guaendo e imitando le foto degli animali abbandonati ai caselli autostradali, i fiori notturni del giardino cominciano a diffondere i loro profumi di ammorbidente, il sole in discesa chiede attenzioni fotografiche che non ho voglia di concedere, corro fuori e mi confondo con l'erba appena abbattuta dal vecchio decespugliatore, sento l'umidità della terra che mi attanaglia la schiena e la riempie di brividi estivi e di ricordi al ghiacciolo e chinotto, il fragore delle foglie semoventi rallenta i rantoli del mio cervello fino a bloccarli in stand by. Rimango così, con tutto quello che ho di me.