QUALSIASI COSA PASSA PER LA MIA TESTA PASSA PER LA TESTA DI TUTTI,TELEPATIA?
Quando facevamo gli stronzi extraparlamentari di sinistra con lotta continua sotto il braccio, e si andava a rubare la cancelleria all'upim per rivenderla a scuola, e a un coglione più vecchio che suonava il basso una signora settantennte e missina ha spaccato un vaso di fiori sulla testa, ecco, lì ci si sentiva vivi. Era un geranio. I fasci erano pochi ma meglio organizzati, menavano come animali e un paio di volte ho temuto che non ci saremmo più potuti offrire un cannone in compagnia.Io stavo sempre con il Tin, quasi due metri e centoventi chili, uno che dopo le lezioni lavorava nei campi fino a notte, con una forza della madonna e la faccia da maiale. Era la mia guardia del corpo, stravedeva per me e io gli facevo fare qualsiasi cazzata e lui non mollava, fedele e leale e assolutamente stupido, un'autentica polizza contro gli infortuni. Dicevo, i fasci erano pochi e non eravamo più nel sessantotto,solo che noi pensavamo ad altro, loro erano determinati, coesi, cazzuti, noi per lo più drogati, dediti alle bevande alcoliche, teneramente innamorati della patonza, a parte Tin, che non trombava mai, per questo si dedicava anima e corpo alla politica di lotta. Il compagno Franco, che a sedici anni faceva il muratore da venti, organizzò un mezzo treno speciale per una manifestazione con i sindacati, a Bari. Tutto gratis, siamo arrivati e i compagni della cigielle distribuivano panini e birrette, erano le tre di mattina alla stazione di Gorizia, noi eravamo in quattro, baldanzosi e sorridenti, ci hanno piazzato in uno scompartimento con dei triestini fattoni che hanno fumato per tutta la notte e con loro, noi. Girava voce che , laggiù, oltre ai celerini, ci fossero moltitudini di neri ad aspettarci per randellarci, non me ne fregava un cazzo, c'era il Tin con me. Dopo non aver praticamente chiuso occhio, euforici per il solito ladrocinio di gadget ferroviari , siamo scesi in puglia animati dal sacro fuoco, incazzati come cimici in preda a una tempesta ormonale.Riusciamo a defilarci dal gruppone e a sparire verso Bari vecchia. Sembrava di essere a una sfilata di Versace, Scotch non capiva una mazza e indicava bionde e more, una si mette a ridere per un decimo di secondo e noi la trasciniamo ovunque nel giro sbevazzatorio che ci eravamo imposti prima del lancio dei cubetti di porfido. Questa aveva una trentina di amiche, eravamo circondati, perfino il Tin trova delle spasimanti nient'affatto male,diventando, quindi, inservibile per la successiva battaglia di piazza. Alla terza sambuca, pervasi dal senso si colpa, salutiamo l'allegra sarabanda e ci mettiamo in cerca degli incidenti. Persi.Siamo finiti allo stadio san Nicola che accoglieva, all'epoca, decine di migliaia di albanesi, la caritas, viste le nostre condizioni, ci ha rifocillato con una pasta al ragù e alcune bottiglie d'acqua, in lontananza le sirene della polizia, non c'erano cazzi, siamo tornati in stazione, ci hanno perquisiti e siamo saliti sul treno. I fasci erano pochi, noi abbiamo dormito fino a Padova.
Scritto da:
maxpotter alle ore 21:47 |
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