QUALSIASI COSA PASSA PER LA MIA TESTA PASSA PER LA TESTA DI TUTTI,TELEPATIA?
giovedì, gennaio 31, 2008
Sono qui da poco, ma ho già un mio bar preferito. Non ne conosco il nome, non so dove sia, ci sbatto contro ogni giorno per puro caso e mi ci ficco dentro, felice come un bambino in un negozio di gicattoli. Si respira la tipica atmosfera del bar di Caracas, dove non sono mai stato, e i muri trasudano storie da raccontare. Dietro il bancone lungo un chilometro si muovono in batteria simbiotica e adrenalinica, un cameriere gay vecchio e tatuato ovunque, un cameriere gay giovane e sculettante ,due fighe aerospaziali lesbiche, una donnina etero senza collo bella come una pattumiera, un cuoco triestino che secondo me non è maggiorenne e i suoi non sanno che si trova lì, però è un mezzo viveur e, quando l'ho incontrato ieri sera al bar di Manu Chau, mi ha detto che potevo passarlo a trovare al locale e che avrebbe offerto tutto lui, simpatico quindi, ma adesso sono cazzi suoi, anche perchè, ho notato ieri in champagneria, i miei amichetti di qui, Hein l'olandese, David, il Francese,ma soprattutto Lele, il trevisano, sono dei beoni di non poco conto e possono permettersi di ostentare il loro fisico statuario e bevitorio.In sto cazzo di posto di Manu Chau mi sono spacciato per un separatista friulano per tirarmela un poco con gli indigeni sparatisti catalani, sono uscito abbracciato a due cugini maschio e femmina che forse cugini non erano per niente e volevano solo prendermi per il culo, gridando Fuera los venetos dal Friuli. Stasera, al Camp Nou , mi romperò i coglioni e, conseguentemente, li romperò a tutti, olandesi, francesi e trevisani e, tra l'altro, tiferò contro il Barca,quindi sicuramente troverò l'uomo del formaggio che mi appiopperà la solita vermena in faccia, o anche no. I due spaccini sotto casa mia, stamattina alle cinque, mi hanno offerto un kebab, in cambio hanno voluto solo otto euro, ma quanto sono carini?
Scritto da: maxpotter alle ore 17:27 | link | commenti (7) | categoria:
mercoledì, gennaio 30, 2008
Lunedì, durante il viaggio per Barcellona, un torinese di chiare origini calabresi, tale Mimmo, mentre decantava le varie bellezze della città mi ha consigliato di non frequentare il Barrio Raval, pericoloso sia di giorno che di notte. Ovviamente vivo lì. La mia stanza è al millesimo piano di un palazzo ammuffito a dieci metri dalla Rambla, i miei silenziosi compagni di casa tutti alcolizzati e tossici, d'altronde, per quindici euro, che cazzo, la signora e padrona dei locali è una vecchia che tira di bamba perhè deve stare sempre sveglia a controllare, a qualsiasi ora tocca suonare, è pieno di madonne e santi attaccati alle pareti e non dormi un cazzo a causa delle sirene della polizia, inframezzate da quelle delle ambulanze che sone più numerose dei taxi. Gli spaccini appoggiati al mio cancello sono anche gentili, salutano sempre, o quasi sempre, dipende dall'andamento del mercato. Barcellona è chiaramente meravigliosa, c'è tutto, un casino di portata universale, anche se prima un capuccino e una brioche a cinque euro mi hanno spinto all'acquisto di una decina di succhi di frutta e merendine varie, oltre che a stimolare un incadescente giramento di coglioni. Ho fame, bufett giapponese, mangi quello che vuoi a otto euro, se possibile mi rubo anche un paio di involtini da accompagnare con le birrette solitarie di bassa marea.Mi è venuta voglia di fare l'amore, compro anche del vino allora.
Scritto da: maxpotter alle ore 14:03 | link | commenti (3) | categoria:
lunedì, gennaio 07, 2008
Millenovecentottantaquattro, John Taylor, asso del basso elettrico duranduraniano e dio assoluto della mutanda pre adolescenziale esce dalla testa di una ragazzina quindicenne residente in un paesaccio di contadini mungivacche, al suo posto entro io. L'amore nacque repentino, io attratto dal bel sorriso incastonato dentro una faccia sopra un culo monumentale, lei dal ciuffo talk talk che mi bucava il coppolino di lana nei bei dì di festa. Il nostro problema si chimamava Gianluca Batti, il più giovane centravanti di ogni tempo della squadra di seconda categoria che rappresentava il paesello, capocannoniere assoluto di tutti i campionati dilettantistici a diciasette anni compiuti da un mese nel dicembre di quell'anno umido e piovoso, io non contavo un cazzo nell'economia della variegata umanità intenta a vivere nel miglior modo possibile la propria stitica esistenza. Sicchè, il coraggioso Potter,armato di Ciao Piaggio verde con cerchi in lega neri, preso in affitto dal Larry, in via Roma, a Cormòns, per cinquemila lire al giorno, tormentava le manopole rosse portandole a manetta per raggiungere la tipica villetta friulana della sua amata fidanzata con il bomber più giovane del creato. Lui era figo, veramente, alto, biondo, nessuna imperfezione fisica, si diceva ce l'avesse pure più lungo di John Holmes e che scopasse come un'idrovora, che a me sembrava strano, perchè a quei tempi, prima dei trent'anni, nessuna te la dava, almeno a noi. In realtà, io volevo limonare un poco e farmi dire delle cose carine occhi dentro agli occhi. Dopo l'ennesimo appostamento anonimo, notato da tutto il paese, chiedo urlando un appuntamento e mi viene concesso di presenziare a un festino di compleanno il sabato successivo, Giangi Batti, che passava di lì palleggiando con entrambi i piedi, quindi volando, mi verrebbe da dire, ma non è così, palleggiando insommma, mi apostrofa con una caterva di parole parafulmine, tipo testa di cazzo testa di merda faccia da culo, insomma, non gli piacevo, e mi ordina borioso di non presentarmi nemmeno per idea che non mi venisse in mente che ti faccio un mazzo così.Il secondo sabato del dicembre 1984, alle ventidue e trenta, ventidue e trentacinque, una fiat 128 sport, guidata da Renatino Kramer, venticinquenne di origine slovena quasi analfabeta, il Potter, Alex Zizic, cantante di operetta di origine Ungherese e il dottor Lini, miope talpa isontina fasciocomunista, si palesano dinnanzi un casolare località Medeuzza, frazione di San Giovanni al Natisone.Il magnetico luccichìo delle luci psicadeliche accompagnava This is not America di Davide Bowie nel mentre il quartetto di eroi scendeva dalla macchina quatto quatto. Venni subito beccato dal puntero Batti che pensò bene di rifilarmi una quaglia in faccia così tanto per mettere tutti d'accordo, nel frattempo gli altri, che avevano un piano diverso da quel che io credevo, e cioè di difendermi da un eventuale pestaggio, si dedicavano bellamente a rapinare il bar della festa in questione e a fuggire senza proferir parola alcuna. Io, riverso a terra con la coda tra le gambe, soccorso da Miss Contadinella Ottanta , infastidita dal trattamento troppo rude dettato dalla combricola di rurales supereccitati capitanata dal Giangi eroe del pallone, in un moto d'orgoglio riesco ad alzarmi e a gonfiare il petto che si sgonfia nella successiva fuga attraverso un campo di granoturco fino alla zona industriale di Villanova dello Judrio dove contavo di chiedere un passaggio ad alcuni operai turnisti che conoscevo di vista. L'operazione salva vita riuscì in pieno,a differenza di quella al naso, ma questa è un'altra storia. Venni recuperato da un carteggiatore spruzzino di origine calabrese che ascoltava gli Chic e che mi ha immediatamente trascinato al Night Club "Mundo de Noche" a parlare con alcune intrattenitrici sudamericane, una in paricolare, Irina, rapì il mio cuore fino al febbraio 1985, quando mi innamorai di una cubista di Talmassons fidanzata con un campioncino di enduro che cercò di pestarmi a una festa mascherata alla "Botte" di Pradamano, poi , finalmente, la scoperta del Canadian e delle droghe leggere.
Scritto da: maxpotter alle ore 19:04 | link | commenti (23) | categoria:
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