E'MORTO BERNARDO GUI
E io che penasavo di aver diritto a pieno titolo al Nobel della sfiga, povero Bernardo. Mi addolora pensare alla mano tesa del maggiore mentre scarica nelle immondizie la sua triste pianta inquisitrice, quanto costa la solitudine, quanta pena per una vita piena di romanticismo fine a se stesso. Facciamoci forza, su, dai, cazzo, è venuto il momento di cambiare il corso degli anni, pestare merde è diventato un hobby stancante oltre che costoso, perchè non proviamo a metterci assieme, tu con la tua ingenua e sprovveduta lirica scopereccia, io con il mio genuino sarcasmo cicciotto da tre braccia un franco, così che si possa finalmente affrontare il nemico con la spavalderia tipica degli eroi del nulla. Mi è caduto il cellulare nel buco del cesso del bar Cotterli, ho tirato su la manica dell' eskimo e sono andato fino in fondo alla cosa, friggeva così tanto che faceva ridere i due soliti vecchietti appoggiati al bancone. E' stato motivo di discussione filosofica e punto centrale della susseguente sbronza apocalittica. Sai, Maggiore, la vita è dura solo per alcuni, altro che cazzabubbole, ormai io non provo più gioia nemmeno ad ascoltare i discorsi elettorali di silvio banana, mi è diventato indifferente, e pensare che solo alcuni mesi fa il campionario di puttanate che il cavaliere metteva in mostra con spirito trionfante mi esaltava quasi fino all'orgasmo. Povero Bernardo, povero tu, povero me, borderline dei borderline, con quale voglia possiamo continuare a dire di credere nel destino e nell'incertezza se non limoniamo più dai tempi di Hotel California, e anche allora solo perchè la tipa di turno assumeva sostanze che la rendevano inconsapevole per tre o quattro giorni, e noi dicevamo a tutti che era la nostra donna mentre lei dormiva in piedi come Ronzinante prima di una carica all'ultimo mulino. Vado ad alzare il calice in onore del caro vecchio Gui, poi raccatterò i miei quattro pensieri inutili e li getterò contro il muro dietro piazza san giacomo, dove si va a pisciare di solito,che è lì che devono stare.
SONO IO, MAX POTTER
E' tempo di specchiarsi nel retroculo dell'animo mio, incuranti di quel che si trova a ridosso della fitta peluria intellettualoide poco sopra l'osso sacro dove è posto il mio essere pensante, sono io, Max Potter, il pisello come un mouse e una tastiera al posto della pancia, la lingua lunga che la sa lunga e la dice lunga, le mani aperte come una ventosa che tutto prende e tutto tocca, il naso full optional riempito dalla bussola del dolore, i denti che sbattono e abbattono la paura, la spaventano con il rumore, sono io, sono Max Potter, le orecchie grandi che fermano il nulla, rullano i timpani come tumburi e grida prigioniere degli anni e degli amori, gli occhi scuri senza colore, fermi sul buco del culo del giorno, attenti al battito della vita , le ridicole gambe piantate e ben ferme, glabre, ossute, pronte alla lotta, io, Max Potter, spenti capelli senza vento traboccanti passioni future, servili riccioli ribelli e stanchi che spingono per uscire fuori dalla testa del padrone che spettinato avanza e urla e impreca cazzi e puttane, si incupisce e grida il suo nome, c'è chi ascolta, chi no, chi ride, chi no, è lui, è Max Potter, scappiamo, che resti solo a navigare le onde del suo mare inventato, infestato da momenti felici, e incalza iracondo, il nostro signore dell'umore gentile, inebriato dagli insulti delle amanti perdute che mai lo hanno perdonato,fiero del suo essere vivo, finalmente libero dal guinzaglio della solitudine, a testa alta afferra il barchino del rancore ancorato al molo del tradimento e lo fracassa contro le sue ginocchia ridendo, proprio lui,proprio Max Potter.